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    Il Classico del mese | Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

    Buongiorno Readers!! In questi giorni ho finito di leggere Fahrenheit 451 e vista la genialità di Ray Bradbury ho deciso di saltare l’appuntamento coi Gadget Librosi a favore de Il Classico del Mese, rubrica in pausa da troppo tempo che ho deciso di riesumare!! 🙂
    Fahrenheit 451Titolo: Fahrenhei 451
    Autore: Ray Bradbury
    Genere: Fantascienza sociologica
    Pubblicazione in lingua: 1953

    RAY BRADBURY Nato a Waukegan, Illinois, nel 1920, figlio di un operaio elettrico e di una casalinga di origini svedesi, nel 1934, a causa della grande depressione durante la quale il padre rimase disoccupato, si trasferì in California, dove scoprì il mondo della fantascienza, tanto da iniziare a scrivere alcuni racconti sulle riviste del settore. Tra le sue prime opere si contano anche dei racconti polizieschi e noir. Nel 1950 raccolse in un unico volume le sue Cronache marziane, che ottennero un vasto successo internazionale non ancora intaccato dal passare degli anni. A questo, seguì il capolavoro per cui è maggiormente ricordato, Fahrenheit 451.Negli anni successivi Bradbury intraprese la carriera di sceneggiatore cinematografico, iniziata con Moby Dick la balena bianca di John Huston, senza però dimenticare la sua carriera di romanziere. Negli ultimi anni della sua vita si dimostrò avverso ai libri in formato elettronico, tanto da impedire che le proprie opere venissero pubblicate in forma digitale. Il 5 giugno 2012, all’età di 91 anni, è morto a Los Angeles, nella villa dove si era ritirato negli ultimi anni della sua vita.

    TRAMA Montag fa il pompiere in un mondo in cui gli incendi non vengono spenti ma appiccati. Armati di lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri, e li bruciano: così vuole la legge. Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una donna sconosciuta, per il pompiere inizia la scoperta di un sentimento e di un mondo diverso da quello in cui è vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante. Non è pura e semplice fantascienza, quella di Ray Bradbury. Il suo è un futuro spaventosamente vicino. Nel presente-futuro di “Fahrenheit 451” non si leggono più libri, anzi si bruciano, perché tutti devono essere uguali, e nei libri, invece, si impara la differenza. E un presente dedito al piacere, ai titillamenti in abbondanza, allo svago per lo svago, a forme di distrazione che sanno di dipendenza. Dove si vuole soltanto essere allegri, spensierati, sereni. Non pensare. Com’è possibile allora, in una simile società felice, dimenticare di essere felici?
     

    “Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di ‘fatti’ al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere ‘veramente bene informati’. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch’è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza.”
     

    Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza del 1953, anche definito come un libro di fantapolitica, scritto con grande maestria da Ray Bradbury. La storia di Montag e di questa società distopica si colloca in un futuro imprecisato dopo il 1960, un futuro nel quale leggere o possedere libri sono reati molto gravi, dove la vita umana ha ben poco valore e la gente è racchiusa in una sfera fatta di pubblicità, consumismo, banalità televisive e decadenza socio culturale.
    Il protagonista, Montag appunto, fa parte del corpo dei militi del fuoco, che si occupano di mantenere ordine e far rispettare le assurde leggi sull’informazione. I militi del fuoco sono  più o meno come dei pompieri che però appiccano incendi ai libri e alle abitazioni e sono quindi chiamati a intervenire direttamente nelle abitazioni di quelli che infrangono la legge nascondendo libri in casa propria.
    Il nostro protagonista si scopre a porsi domande sulla propria vita e specialmente sulla propria felicità grazie a Clarisse, una giovane vicina che gli racconta le cose più assurde che lui abbia mai sentito, una ragazza insomma fuori dagli schemi che ispira in Montag un sentimento nuovo, una curiosità e al contempo una consapevolezza sulla società in cui vive che lo travolgono. La situazione scatenante accade un po’ più avanti, quando continuando a fare il suo lavoro, l’uomo si trova di fronte ad una scena sconcertante: un’anziana signora che pur di non lasciare i propri libri alla mercé dei funzionari pubblici, si da fuoco insieme ai volumi sacrificando così la propria vita.
     

    “Ci deve essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!”
     

    Da questo momento il libro corre veloce come un fulmine fino alla fine degli eventi che portano Montag a raggiungere un po’ di quell’agognata libertà culturale che dura ben poco, ma che lascia comunque uno spiraglio di speranza sul destino dell’umanità. Questo spiraglio è ciò che a mio parere distingue l’opera di Bradbury, da quella di Orwell. In 1984 infatti, l’autore termina il libro in una visuale più pessimistica e lascia ben poca speranza sulla salvezza del genere umano.
    Parlando di cose negative, non mi è molto piaciuto il fatto che la ribalta dei pochi rimasti a riesumare la cultura sembri, dalle parole di Bradbury, tutta nelle mani di un popolo di ribelli intellettuali maschile. Anche solo osservando la descrizione di Bradbury della moglie di Montag e delle amiche, si capisce come questo libro sia stato scritto ignorando la forza di noi donne. Tuttavia, cercando una spiegazione ho trovato come plausibile il fatto che l’autore sia cresciuto in America in un periodo in cui le donne avevano davvero un ruolo quasi inesistente nella società, se non come casalinghe. Quest’ultimo fattore e la velocità con cui si giunge alla fine, sono i due particolari che mi hanno fato storcere il naso, per il resto è un libro che ho amato e apprezzato e che mi ha davvero lasciato qualcosa su cui pensare e riflettere.
    Leggendo questo volume, infatti, non si può far a meno di notare piccoli sprazzi di attuale quotidianità che trasmettono non solo una certa inquietudine, ma anche una consapevolezza che sarebbe più facile ignorare, ma che una volta letto questo libro non se ne andrà mai più dalla mente del lettore.

     
    “C’era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci si immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta, conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e ci sforzeremo di saperlo, un giorno o l’altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.”
     

    Nonostante sia stato scritto nel 1953, è un libro estremamente attuale e penso sia uno di quei volumi senza tempo, da tenere sempre a portata di mano per schiarirsi le idee su un argomento tanto delicato, che è quello della gestione dell’informazione e del controllo della società. Personalmente lo ritengo un classico proprio per questa sua caratteristica di essere un libro senza età.
     
    Curiosità…

    Il titolo del romanzo si riferisce a quella che Bradbury riteneva essere la temperatura di accensione della carta (e che nel Sistema internazionale corrisponde a circa 506 K, 233 °C), anche se nel testo non vi si fa riferimento: tale cifra compare, infatti, solo sull’elmetto da pompiere del protagonista Montag.

    Nel 1966 è stata realizzata la trasposizione cinematografica di Fahrenheit 451, dall’omonimo titolo, diretto da François Truffaut. Vi lascio qui di seguito il trailer. Io penso proprio che lo guarderò una sera di queste con la mia mamma…davvero un libro incredibile, spero che il film possa rafforzare la consapevolezza che il cartaceo mi ha trasmesso!

     
     
    – Franci

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    4 Commento

  • Rispondi Grazia Lovegood 28 Febbraio 2016 at 15:10

    Ciao, sono una nuova follower ti ho scoperto grazie alla secret book challenge! ^-^
    Questo è un libro che non ho subito apprezzato, ma poi continuando la lettura si è rivelato molto interessante e come hai detto attuale!

    • Rispondi Francesca Verde 2 Marzo 2016 at 09:52

      Ciao Grazia! Mi fa molto piacere trovarti qui..! ^^
      Sì, effettivamente inizialmente è parecchio lento, ma poi è tutta una scoperta! 🙂

  • Rispondi Chocolateandbooks 1 Marzo 2016 at 10:10

    Ho letto questo libro diversi mesi fa.. il modo in cui è scritto, o almeno la traduzione che possiede io, mi rallentato un pò la lettura, ma l'idea di fondo della storia mi ha affascinata un sacco e ci sono diversi passaggi che ho apprezzato tantissimo.. Molto bella tua recensione 🙂

    • Rispondi Francesca Verde 2 Marzo 2016 at 09:54

      Ciao! Hai ragione su questo, lo stile non è semplicissimo, specie quando passa da una situazione all'altra senza preavviso, senza soggetti nella frase…però alla fine è un libro che soddisfa! 🙂

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