Libri, Libretti, Libracci
  • A caso

    Recensione | Nostalgia di cartapesta – Maria Caterina Basile

    Buongiorno Lettori! Oggi vi parlo di una novità settembrina, che ho avuto l’opportunità di leggere negli scorsi giorni. Il libro è NOSTALGIA DI CARTAPESTA, di Maria Caterina Basile che tra una poetica prosa e vivide descrizioni della sua terra natale ci racconta la storia di un ragazzo dal passato sofferto, dolori che condizionano il suo presente, ma soprattutto ci parla di quel momento che capita a tutti nella vita, in cui la realtà diviene chiara, evidente, semplice.

    Prima di iniziare però a parlarvene in modo approfondito, vi lascio la scheda libro, con qualche info su libro e autrice! 😉

    Titolo: Nostalgia di Cartapesta
    Autore: Maria Caterina Basile
    Editore: AUGH! Edizioni
    Data di uscita: 20 Settembre 2018
    Pagine: 82
    Cartaceo: 9.90 €
    Compralo su: Amazon

    MARIA CATERINA BASILE è nata a Taranto nel 1981. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università del Salento. Le sue liriche sono apparse su diverse antologie e sulla rivista Gradiva, International Journal of Italian Poetry (Stony Brook, NY, 2011). È autrice di Timothy Leary. La religione della coscienza dalla rivoluzione psichedelica ai rave (Alpes Italia, Roma, 2012) e di Vita di paese (Nulla Die, 2017). Attualmente vive in provincia di Lecce.

    SINOSSI Salvatore ha raggiunto i trent’anni e il fulcro della propria esistenza si trova in via Arte della Cartapesta, nel cuore di Lecce. La toponomastica non è casuale: lì si trova la bottega dello zio, mastro cartapestaio che per il ragazzo è a tutti gli effetti un vero padre. Quello reale fa parte di un quadro familiare difficile, dove spicca la presenza di un fratello schiavo della tossicodipendenza. In quel mondo semplice e artigianale, a contatto con lo zio, Salvatore si è rifugiato per anni senza riuscire mai a spiccare il volo agli occhi del resto della famiglia e di una società frenetica che mette le apparenze al primo posto. Un nuovo arrivo in città gli permette di guardare al futuro con rinnovata fiducia, per cercare di raggiungere un equilibrio tra la propria forte interiorità, scossa dalle avversità della vita, e la leggerezza necessaria per apprezzare la semplicità delle cose belle.
    Nostalgia di cartapesta mi ha subito attratta per quel titolo dalle note poetiche e quella cover invece giocosa e divertente. Un contrasto che ho seguito con curiosità verso questa storia che si è subito rivelata ricca di sorprese. L’autrice ci immerge subito nella sofferenza del protagonista, senza se e senza ma, in quel turbine che sono i suoi pensieri, le sue emozioni e sopratutto la sua anima.

    L’intera storia è infatti scritta dal punto di vista di Totò, Salvatore D’Amato, ragazzo nato e cresciuto nella provincia di Lecce che si ritrova improvvisamente a non riuscire più a fare i conti con il suo passato, ma ancora di più con quel presente che sembra togliergli tutto, persino la vita per certi versi. La sua bolla è il negozio dello zio Enzo, un cartapestaio che è ormai l’unica ancora di quel trentenne tormentato.
    Il personaggio di Enzo è forse la chiave di questo romanzo, un uomo mite e tranquillo, dai forti valori morali e dal cuore immenso. Una personalità positiva, dalla saggezza persistente, ed è questo suo spirito che richiama nel giovane il desiderio di tornare ai vecchi valori, alla vita semplice, a quell’esistenza senza fronzoli fatta di piccole cose, ma sopratutto di sorrisi.

    Un mago, mi dicevo, lo zio Enzo doveva essere un mago, perché mi offriva un rifugio incantato dov’ero al sicuro. Niente urla, pianti, minacce: in quel luogo regnava il silenzio della creazione, interrotto solo dal debole vociare della strada e dal “buongiorno” o “buonasera” di qualche acquirente.

    Queste 82 pagine raccolgono al loro interno l’evoluzione di Totò, il suo risveglio da quel torpore di sofferenze, ed è con maestria che l’autrice ci narra questo cambiamento, attraverso una prosa a sprazzi poetica, un’armonia in crescendo che pian piano va sempre più verso una dimensione spirituale della vita. Ed è all’apice di questo crescendo che Totò finalmente ritrova sé stesso. Ma ciò che conta, come si dice spesso, non è la metà, ma il viaggio.

    82 pagine che si rivelano in realtà troppo poche in effetti per un grande sviluppo di trama, ma proprio per questo risulta tanto facile addentrarsi ed immedesimarsi nelle emozioni, nello stato d’animo di questo protagonista bloccato dal passato, ed è giusto così dopotutto, perchè il fulcro del romanzo è proprio questo: il cambiamento, l’evoluzione, la crescita.
    La consapevolezza è ciò che sblocca Totò, ma se c’è una morale da trarre da questa storia credo sia che, se ci si lascia aiutare, qualsiasi prova impossibile che la vita ci pone di fronte, diventa un semplice gioco con cui confrontarsi. Il vero ostacolo siamo noi, i nostri pregiudizi e le nostre aspettative, i nostri limiti che ci auto imponiamo magari per uniformarci o per tentare quanto meno di riuscirci, eppure è proprio nel diverso, e in questo caso nel sapore della vita semplice, che finalmente possiamo capire davvero noi stessi.

    Quanti anni ho lasciato passare, stordendo la mia anima di tristezza, non permettendole di deliziarsi del sole! Inchiodato dall’angoscia, ho smesso di sentire. Adesso cammino nel mio paese-presepio. Il passato alle spalle, non più così vicino da farmi incespicare nel presente che calpesto. Futuro radioso di un cuore che ama tingersi d’azzurro gli occhi e le mani.

    E a proposito di vita semplice, questo libro non è solo un grande turbine di emozioni, è anche la riscoperta dei valori di una volta, dei lavori di una volta, di tutti quei piccoli insegnamenti che solo un anziano può darci, ed è quindi una riflessione in silenzio, un gesto quotidiano, un sorriso inaspettato e una visione nuova e vecchia al contempo della vita.

    Nostalgia di cartapesta è quindi una storia che non ha uno sviluppo di trama vivace o sorprendente, fattore su cui in effetti bisognerebbe lavorare, ma semplicemente è il momento topico di ogni vita scritto nero su bianco.
    Personalmente ho apprezzato molto questo romanzo, proprio perchè io quella tappa l’ho appena raggiunta, o meglio, questo è per me un periodo di transizione e ho sentito molto vicino a me le sensazioni di Totò, quella perdizione apparentemente senza fine, e poi la semplicità che d’improvviso colora tutto quanto. Forse è proprio per questo che ho amato molto questa lettura.

    Predispongo l’anima al bello. Perdono. Perdono gli schiaffi le botte, le offese. Creo meraviglia con lo sguardo, con i miei occhi coloro il mondo di stupore. Stasera tutto è equilibrio e bellezza intorno a me. Tutto ha un senso.

    Consiglio quindi questo libro a chi come me ha passato o sta passando un periodo negativo, che si intensifica giorno dopo giorno, ma che come Nostalgia di Cartapesta ci insegna, non può che finire, lasciando che il tempo e la vita facciano il proprio corso.




    Una lettura da cui non mi aspettavo nulla di tutto ciò, che mi ha sorpresa e conquistata, sebbene abbia sentito fortemente la mancanza di una trama più sviluppata, nonostante le grandi emozioni. Ma desso sono curiosa di conoscere la vostra opinione

    Fatemi sapere che ne pensate, se vi ispira questo libro o se lo avete già letto

    Adesso vi saluto, ma attendo numerosi i vostri commenti, soprattutto sono curiosa di sapere se anche voi come me avete affrontato o state affrontato una rinnovata consapevolezza, un grande cambiamento che parte dall’interno e che lentamente condiziona tutto ciò che ci circonda, la nostra visione della realtà e del mondo.

  • Potrebbero anche interessarti

    Nessun commento

    Lascia un commento