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  • Recensione / Review Party

    Ancillary Justice, Sword, Mercy – Ann Leckie (Trilogia Imperial Radch)

    Buongiorno Lettori! Come da titolo, questa mattina vi parlo della Trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, meglio nota come ANCILLARY TRILOGY. La ristampa che ho avuto il piacere di leggere in anteprima contiene infatti i tre volumi Ancillary Justice, Ancillary Sword e Ancillary Mercy e in questa recensione vi parlo di tutti e tre in occasione del Review Party organizzato per l’uscita in libreria di questa splendida Titan Edition firmata Oscar Vault.

    Prima di scendere nei dettagli però vorrei ringraziare Raffaella del blog The Reading’s Love per aver organizzato l’evento e la casa editrice per aver fornito il libro in anteprima. Ed ora qualche informazione sul libro seguita dalla mia recensione!

    TITOLO Ancillary Justice, Sword, Mercy (Trilogia Imperial Radch)
    AUTORE Ann Leckie
    EDITORE Mondadori
    DATA DI USCITA 22 Ottobre 2019
    PAGINE 708
    CARTACEO 24.00 €  |  E-BOOK 10.90 €
    (CLICCA SULLA COPERTINA PER ACQUISTARLO)

    Su un lontanissimo pianeta coperto di ghiaccio, Breq sta per recuperare l’oggetto di cui è in cerca da tempo – un prezioso manufatto costruito dall’inconoscibile e temutissima specie aliena Presger -, quando si imbatte in un corpo semiassiderato nella neve: è Seivarden Vendaai, una persona che Breq credeva morta da mille anni. Perché Breq non è ciò che sembra: diciannove anni, tre mesi e una settimana prima di quel giorno era la “Justice of Toren”, una gigantesca astronave da trasporto truppe in orbita attorno al pianeta Shis’urna insieme alle sorelle “Sword” e “Mercy”. Come tutte le navi dell’impero Radchaai, la “Justice” è un’intelligenza artificiale che controlla ancelle umane. Ma ora la “Justice” è stata distrutta e della sua coscienza pensante è rimasto solo un frammento: Breq. Chi l’ha devastata ha portato via tutto ciò che le era più caro; solo due cose le rimangono: un fragile corpo umano nel quale sta imparando a nascondersi e un’inesauribile sete di vendetta. Il suo obiettivo è Anaander Mianaai, Lord del Radch, la creatura semi-immortale che da tremila anni detiene il potere assoluto sull’impero grazie alle sue migliaia di corpi interconnessi. La trilogia “Ancillary” disegna un universo originale e ricco di particolari spiazzanti, tanto complesso quanto coerente: un sistema nel quale le intelligenze artificiali si appassionano alla musica polifonica e sono ossessionate dal tè, mentre le differenze di genere non hanno senso. Ann Leckie esplora le sottigliezze psicologiche, i pregiudizi razziali, le passioni politiche e religiose dei suoi personaggi. Ma soprattutto fa ciò che da sempre fa la fantascienza: accompagnare il lettore, tra gigantesche battaglie interplanetarie e viaggi spaziali, alla scoperta di nuovi mondi, dove nessuno è mai giunto prima. Contiene anche i racconti “Il lento veleno della notte” e “Lei comanda e io obbedisco”.

    RECENSIONE

    La Trilogia Imperial Radch è una serie di fantascienza che mi attirava da tempo, ammetto che più volte i tre libri sono finiti nel mio “carrello” per poi uscirne subito dopo: conoscendomi avrei voluto divorarli tutti uno dietro l’altro e diciamo che di tempo spesso non riesco a trovarne per simili saghe. Tuttavia quando mi si è presentata l’occasione di leggere questa nuova edizione ho capito che era il momento di dare una chance ad Ann Leckie che con il suo Ancillary Justice ha vinto numerosi premi legati al genere tra cui l’Arthur C. Clarke Award e il Nebula Award. Premi che in effetti trovo giustificati dalla grande maestria di quest’autrice che ci ha servito in tre volumi tutti i caratteri della space opera senza tralasciare una grande quantità di estro creativo che non guasta mai.

    Ho trovato sin da subito piacere nell’immergermi in questa lettura, conoscendo meglio il world building pensato dall’autrice, un elemento che in una space opera è fondamentale. L’ambientazione dettagliata, la “geografia” spaziale e i fattori distintivi culturali dei protagonisti hanno reso questo racconto coinvolgente in poche righe. L’autrice ci getta sin dall’incipit in pasto al caos della vita di Breq, lasciandoci il tempo di assorbire la crudeltà e la stranezza di un universo tanto lontano da noi a livello temporale, senza però subissarci di informazioni perchè dopotutto c’è un altro particolare ed essenziale aspetto del libro con cui il lettore deve fare i conti.

    La narrazione è agevole e ritmata, non ci sono assurdità stilistiche né vezzi dell’autrice, tuttavia è proprio un carattere legato all’ambientazione e al world building che può dalla prima riga di questa trilogia frenare il lettore: nella lingua di Breq non esiste la distinzione di genere. Ogni personaggio viene definito secondo aggettivi al femminile, una scelta ardita che tuttavia ha del fascino, perchè se ci pensiamo già nella nostra società ci ritroviamo in situazioni in cui definire una persona tramite l’utilizzo di un termine di genere può essere confusionario, figuriamoci in una società tanto lontana nel tempo quali risvolti e sviluppi possono aver portato una simile rivoluzione di tipo linguistico.

    A tal proposito ho apprezzato molto l’introduzione del traduttore che con serenità prepara il lettore a questo piccolo dettaglio che nel complesso può creare confusione.

    Era un maschio probabilmente, a giudicare dal dedalo di linee spigolose che si intravedevano sotto la camicia. Non ne ero del tutto certa. La cosa non avrebbe avuto alcuna importanza se fossi stata nello spazio di Radch. Ai Radchaai non importa granché del genere, e la lingua che parlano – la mia prima lingua – non segnala il genere in alcun modo. Ma la lingua che parlavamo in quel momento lo faceva e avrei potuto mettermi nei guai se avessi usato le forme sbagliate. Non mi era certo d’aiuto il fatto che i tratti distintivi di genere cambiassero da luogo a luogo, talvolta anche radicalmente, e di rado avevano molto senso per me.

    Ammetto che spesso il non sapere subito se si trattasse di un personaggio maschile o femminile mi ha spinto a proseguire più in fretta la lettura, perchè dopotutto ci sono comportamenti che tendiamo ad associare a un genere piuttosto che a un altro, caratteri che definiscono i personaggi che non sempre ci piacciono nell’uno o nell’altro sesso, eppure è stato il non sapere a spingermi in una lettura frenetica la maggior parte delle volte. Ma devo riconoscere che probabilmente è una certa chiusura mentale la mia, perchè la trama scorre fluida e funziona perfettamente con o senza questo dettaglio linguistico.

    Gli intrecci sono spesso quelli tipici di una space opera, fattori insiti nel genere, eppure Ann Leckie riesce a stupirci, appassionarci e soprattutto a regalarci dei personaggi a tutto tondo, coerenti con le proprie scelte e motivazioni, vividi e perfettamente amalgamati con l’universo letterario di cui sono protagonisti.

    In particolare è la protagonista BreqAI dall’umanità disarmante, ad essere maggiormente “scolpita”  grazie ad una narrazione incentrata principalmente sul suo punto di vista. Una protagonista di cui conosciamo nel corso della lettura il passato che si intreccia alle vicende presenti. Un personaggio che vediamo evolversi e proseguire imperterrito verso un epilogo che ammetto mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, ma che ho trovato perfettamente allineato ai risvolti dell’ultimo libro.

    Mercy è forse il libro dei tre che mi è piaciuto meno, per quanto li abbia amati tutti, ma ho notato in questo terzo libro una certa dispersione di quei caratteri che mi avevano conquistata nei primi due libri. In particolare mi è sembrato più caotico e meno equilibrato, la stessa narrazione mi sembra aver perso qualcosa rispetto ai precedenti e ammetto di non aver apprezzato troppo alcune parti esageratamente prolisse in cui sì, conosciamo meglio alcuni dei personaggi, ma ahimè in una trilogia da leggere tutta d’un fiato sono parti del racconto che rompono il ritmo.

    Tuttavia, una volta arrivati a quest’ultimo libro non si può che finire di leggere la trilogia, attendendo con ansia la resa dei conti e divorando pagine su pagine per arrivare il prima possibile all’epilogo in cui trama e sottotrama dei tre libri trovano un punto d’incontro, senza questioni in sospeso lasciate nell’ombra.

    Quella di Ancillary è dunque una serie da gustare tutta d’un fiato per non perdere l’abitudine a quella particolare narrazione scelta dall’autrice, conoscere a fondo la protagonista e osservare il suo carattere emergere in modo crescente, ma soprattutto è una trilogia da divorare in un unico “boccone” per non perdere il filo dei conflitti e delle rocambolesche vicende che rendono l’intreccio della trama tanto complesso ed avvincente.

    Una saga pensata per chi ama il genere fantascientifico, in particolare le space opera, ma anche per chi ha voglia di un’avventura in un tempo lontano, tra intirghi, vendetta e colpi di scena mozzafiato.

    Ed ora vi saluto, ma sono curiosa di scoprire cosa ne pensate di questa saga, se avete letto l’intera trilogia o solo i primi libri o se vi ispira, commentate qui sotto e lasciatemi il vostro feedback! ♥

    Se siete curiosi di saperne di più riguardo la Trilogia Imperial Radch vi suggerisco di dare un sguardo ai post degli altri blog partecipanti all’evento, li linko qui di seguito: The Reading’s LoveThe Mad OtterRomance e altri rimediChiacchiere letterariemi raccomando non perdetevi le loro recensioni! 😉

    franci
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