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    Aria di neve, di Serena Venditto

    Buongiorno Readers! Visto che sono giorni un po’ delicati in cui praticamente secondo i media mettere il naso fuori casa potrebbe essere fatale, vi propongo una bella lettura per un pomeriggio chiusi in casa, ovvero ARIA DI NEVE, romanzo di letteratura gialla di Serena Venditto che negli scorsi giorni mi ha piacevolmente tenuta compagnia. Di seguito qualche informazione su libro e autrice, seguita dalla mia recensione…

    TITOLO Aria di neve
    AUTORE Serena Venditto
    EDITORE Mondadori
    DATA DI USCITA 8 Maggio 2018
    PAGINE 168
    CARTACEO 18.00 €  |  E-BOOK 8.99 €
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    Serena Venditto è nata nel 1980 a Napoli, dove lavora al Museo Archeologico Nazionale. Ha esordito con la commedia Le intolleranze
    elementari (Homo Scrivens, 2012). Aria di neve è il primo volume della serie dedicata al gatto detective Mycroft e ai 4+1 di via Atri 36, che, apparsa per la prima volta in libreria per i tipi di Homo Scrivens, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti e segnalazioni (Premio Nabokov, Premio della critica Costadamalfi, Garfagnana in Giallo, Festival Giallo Garda).

    Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell’adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l’uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l’affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero, e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio molto sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le “celluline grigie” di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l’archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio di tutta la sua sottile, felina intelligenza.

    RECENSIONE

    ARIA DI NEVE è una storia che si legge in un pomeriggio volante, un racconto intrigante che inizia in modo soft, ma che pian piano si trasforma in un’indagine frenetica all’insegna della giustizia e anche della vendetta. Una storia abbastanza breve ambientato nella colorata Napoli, dove non mancheranno tradimenti, nuove amicizie, amori malcelati e assassini spregevoli.

    Questa lettura mi è stata consigliata da Ele di Vivere tra le righe quando girovagando tra le librerie del mercatino dell’usato mi sono ritrovata questo volume tra le mani. In realtà a convincermi definitivamente a comprarlo quel giorno è stata la frase in copertina «La prima indagine di Mycroft, il gatto detective», tuttavia è proprio per quella frase che la lettura si è rivelata leggermente deludente.

    Mi aspettavo di seguire le vicende di un micio, alle prese con un mistero, magari non che parlasse proprio, ma che fosse estremamente partecipe all’indagine, invece il gatto è stato solo un pretesto per rendere questo libro diverso da altri gialli, per renderlo “goloso” agli occhi di chi ama i felini e io ci sono cascata in pieno.

    Vi dirò di più, il gatto in sé mi è stato anche antipatico, non è stato né utile all’indagine né si è rivelato un “fedele” compagno di avventura per le protagoniste, ma anzi un viziatello che semplicemente non voleva essere lasciato da solo in casa.

    Al di là di questa delusione però la lettura superate le prime trenta pagine circa di autocommiserazione della protagonista è molto scorrevole, si legge davvero in un lampo e la curiosità di svelare il mistero diventa sempre più presente tanto da voler correre al finale.

    Epilogo che si conclude in modo dolce amaro, con la risoluzione del caso in pieno stile Sherlock Holmes, un richiamo che ho apprezzato e che mi ha molto divertita, la stessa soluzione si rivela quasi improbabile, ma totalmente logica ed è stato soddisfacente “vedere” il colpevole cedere di fronte alle accuse.

    Una soluzione rincorsa tra gli indizi, al fianco della protagonista e soprattutto di Malù, la sua coinquilina, una donna acuta, vivace, con un triste velo steso sul proprio passato ma sempre con la soluzione giusta pronta, e soprattutto con una fumante moca di caffè sempre sul fornello, un personaggio che ho davvero apprezzato e che ha reso questo racconto coinvolgente, più della protagonista stessa.

    Avete presente quando Watson incontra per la prima volta Sherlock Holmes e dai segni della sua abbronzatura lui gli rivela tutta la sua vita? Be’, io mi sentivo più o meno così.
    Ero rapita dal modo in cui ragionava quella ragazza, era un vero chirurgo dei dettagli.

    Ho poi particolarmente apprezzato le descrizioni di Napoli, una città a me sconosciuta che in questo racconto prende letteralmente vita tra odori, profumi, rumori, abitudini, viste e ovviamente cibi. L’unico particolare che non ho apprezzato a proposito è stato che le descrizioni dell’autrice erano effettivamente molto vivide, si vede che ama Napoli e che ne sa cogliere ogni singola sfumatura, tuttavia la protagonista la cui voce elogia tale città nel corso del libro rimane praticamente sempre in casa a lavorare, difficilmente esce e mai fa una delle cose che ama che la città offre. In ogni caso, ripeto, è stato bello vedere la città con gli occhi dell’autrice.

    Perché amo guardare il mare in tempesta, grigio e bianco, che in una mattina di gennaio si infrange sugli scogli intorno a Castel dell’Ovo e pensare che sembra Oslo; mi piace leggere un libro su una panchina della Villa Comunale in un pomeriggio di sole, quando non si ha proprio nulla da fare; andare a vedere un film a luglio all’Arena del Parco del Poggio, con lo schermo che sembra sorgere dal laghetto artificiale, e godermi la sensazione di avere un po’ freddo; bere una birra a piazza Bellini a dicembre in maniche di camicia; e poi adoro il silenzio irreale che c’è prima della partita; mi fa impazzire spulciare nelle bancarelle a Port’Alba e andarmene via con le mani sporche di polvere, il naso che pizzica, e un paio di libri seminuovi nella borsa; e trovo che la pizza a portafoglio sia una delle grandi istituzioni del vivere civile.

    Nel complesso ARIA DI NEVE è quindi un “giallo” coi fiocchi, un vero e proprio tuffo alla ricerca del colpevole che mi ha presa parecchio e che ho decisamente apprezzato una volta superato il “trauma” del gatto.

    Mi raccomando, se lo leggerete, non lasciatevi beffare come me, altrimenti non riuscirete ad apprezzare appieno la lettura!

    A questo libro identificato come primo della serie si affiancano altre due pubblicazioni che da quel che ho capito hanno gli stessi personaggi protagonisti e si incentrano sempre su delle indagini. I titoli sono i seguenti: L’ultima mano di burraco e Al sassofono blu

    Ed ora vi saluto, vi auguro una splendida giornata anche se oltre alle ansiose news martellanti dei media sul virus si aggiunge una giornata dal cielo grigio, ma tanto noi lettori sappiamo benissimo come trovare mondi più allegri e spensierati, o più drammatici e intriganti… A proposito, cosa state leggendo?

    franci
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