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  • Recensione

    Sortilegi, di Bianca Pitzorno

    Buongiorno lettori! Oggi vi racconto di un libro che mi ha davvero sorpresa, ovvero SORTILEGI, di Bianca Pitzorno. Una lettura decisamente fuori dai miei schemi, ma come sapete ultimamente sto cercando di darmi maggiori possibilità di scoprire nuovi generi e autori e anche se la Pitzorno per me è sempre una certezza, ammetto che avevo qualche dubbio potessero davvero interessarmi e appassionarmi le tematiche trattate in questa storia ma… vi racconto tutto più sotto, nella recensione, adesso vi lascio come sempre qualche informazione sul volume e la trama! 🙂

    TITOLO Sortilegi
    AUTORE Bianca Pitzorno
    EDITORE Bompiani
    PAGINE 114
    DATA DI USCITA 10 Marzo 2021
    CARTACEO 15.00 €  |  E-BOOK 9.99 €  
    (CLICCA SULLA COPERTINA PER AVERE PIÙ DETTAGLI)

    Quando la sua mamma e il suo babbo le hanno detto che avrebbe dovuto cavarsela da sola, Caterina non ha avuto paura: lei non sa leggere né scrivere, ma sa orientarsi nel bosco, accendere un fuoco, mungere la capra. Il babbo, la mamma, le sorelle non sono più tornati, ma Caterina non sa che i monatti se li sono portati via: pensa che non ci sia più nessuno intorno a lei, nella grande vallata di Vallebuja. Però le è rimasta la capretta, e poi c’è il merlo indiano: che parla con la voce di suo padre e non la fa mai sentire sola. Quando Lorenzo, lo scrivano, sceso fino al greto del fiume vede la fanciulla biondissima bagnarsi in quelle acque, rimane folgorato e non riesce a tacere la sua emozione. Ma ecco che tutti in paese s’indignano: ecco chi è responsabile della carestia, della peste, di tutte le disgrazie che li colpiscono! C’è una strega a Vallebuja, e il solo modo per spezzare il suo sortilegio è catturarla…

    RECENSIONE

    SORTILEGI è una cronaca romanzata ambientata nella Toscana del ‘600, in particolare il romanzo prende in considerazione il periodo dal 1627 al 1641, nel contesto di Albieri e nelle campagne circostanti. Luoghi nei quali Bianca Pitzorno, su invito dell’amico e illustratore Piero Ventura, immagina la storia di una contadina rimasta orfana nell’infanzia dopo un’ondata di peste, sola nel casolare di famiglia, a prendersi cura di sé stessa e dei suoi animali, senza istruzione o alcun adulto a sostenerla.

    A favore di questo libro sicuramente il contesto nostrano, riscoperto nella narrazione di un tempo passato poco noto. Il libro ricalca la storia poco conosciuta della peste “manzoniana” nel centro Italia e le dinamiche contemporanee relative alla “caccia alla strega” e all’Inquisizione che l’autrice trasmette in maniera chiara traendo forte spinta dall’utilizzo dei meccanismi messi in moto dal “comportamento di gregge” e dalle credenze popolari.

    Tramite detti e dicerie tipiche dell’epoca, Bianca Pitzorno costruisce una trama sempre più potente verso quello che sarà il drammatico e inevitabile finale. Un epilogo che non ci aspettiamo possa davvero arrivare e che colpisce veloce e razionale rispetto alle dinamiche e alle situazioni che contraddistinguono la storia, facendo dimenticare al lettore il sapore della fiaba che quasi l’autrice ha creato inizialmente, mescolando realtà e fatti plausibili a misteri e sfortune.

    Un contesto arricchito dal registro linguistico scelto dall’autrice, una voce che cerca di ricalcare toni e linguaggi, facendo respirare al lettore un sapore antico, contadino e contestualizzato che crea la giusta atmosfera per entrare nei panni dei protagonisti, nelle loro vicende e nei loro pensieri e preconcetti.

    Bianca Pitzorno unisce Storia, credenze e fantasie, usi e costumi dell’epoca per creare un libro appassionante, dal ritmo incalzante, dai forti riferimenti alla realtà dell’epoca, un racconto dai toni quasi fiabeschi inizialmente che pian piano corre incontro alla drammaticità, sfiorata da un epilogo poco descrittivo ma ineluttabile.

    I punti di forza sono dunque la realtà storica contadina narrata, poco conosciuta ma estremamente ricca e interessante, il forte contesto popolare e il senso di pregiudizio e ingiustizia che emerge da ogni pagina, ma anche la narrazione che con ritmo segue i tempi delle stagioni, la periodizzazione che all’epoca scandiva prepotentemente la vita quotidiana.

    Consigliato a chi ha apprezzato libri di impronta storica legata alle problematiche del “volgo” o a chi ama le opere di autori come Steinbeck, Camus o, perché no, Mauro Corona.

    Una storia dunque che nella sua schiettezza mi ha conquistato, soprattutto ho apprezzato moltissimo la contestualizzazione e la capacità dell’autrice di rendere al meglio questo fattore tramite escamotage narrativi davvero azzeccati. Ma direi che è arrivato il momento di salutarvi, nella speranza di avervi un pizzico incuriositi… che dite, lo leggerete? 😀

    franci
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    4 Commento

  • Rispondi Alessandro Ricci 12 Marzo 2021 at 11:03

    Bellissima recensione, brava

    • Rispondi Franci - Libri Libretti Libracci 16 Marzo 2021 at 11:09

      Ti ringrazio Alessandro! 🙂

  • Rispondi Sara - Il pesciolino d'argento 19 Marzo 2021 at 14:25

    Si presenta bene, molto ambizioso. Se, come scrivi, l’autrice è riuscita a padroneggiare bene la tecnica, merita sicuramente! Appena possibile lo leggero! ^^

    • Rispondi Franci - Libri Libretti Libracci 6 Aprile 2021 at 11:31

      Assolutamente! Personalmente non credevo potesse funzionare tanto bene e invece a fine lettura sono rimasta per un attimo senza parole perché è tutto calibrato in maniera eccezionale, tutto perfettamente ponderato e ben amalgamato. Davvero un libro eccezionale!
      Spero conquisti anche te, buona lettura! ^^

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